| Discografia | | Mesas - Spasmi che sanno di me |  |
DISCO IN USCITA: 05/01/2006 !
Spesso le cose più belle sono anche quelle più inutili: dedicare settanta giorni a una produzione rock indipendente, coi tempi che corrono, potrebbe sembrare una pazzia, il trip di un gruppo di rockettari idealisti convinti che, alla fin fine, i bei dischi trionfino, comunque.
Bé, in effetti, “Spasmi che sanno di me” è proprio questo.
Per quasi tre mesi, negli studi Noise Factory di Milano si è lavorato come in un laboratotio di profumi, sperimentando e combinando senza tregua, tra amplificatori coperti dalla polvere di mezzo secolo, misteriose ampolle di risonanza, piani elettrici anni 70 e violinisti incontrati per caso.
Quindi, a dare un po’ d’ordine al tutto, le mani e le orecchie esperte di Paolo Mauri (Afterhours, Prozac+), incaricato del mix, e quelle di Sean Magee (Placebo, Marilyn Manson, Mondo Generator) per il mastering, effettuato negli Abbey Road Studios, per chiudere in bellezza.
C’è ancora qualcuno capace di accorgersi di tutto questo? Se la risposta è sì, non si è lavorato invano.
DISCO IN USCITA: 05/01/2006 !
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| Biografia | Se i Mesas fossero nati in Nevada, forse non avrebbero mai neanche preso in mano una chitarra. Si sarebbero limitati a guardare il cielo sul retro di uno strip-bar di una qualche statale in mezzo al deserto.
La sorte ha voluto però che il loro libero spirito stoner dovesse confrontarsi con Milano, che con le statali del Nevada ha in comune solo il bitume. Una città che li ha costretti, nel bene e soprattutto nel male, a suonare, come unico modo per ricreare quegli spazi, come unico modo per respirare.
Sono passati cinque anni da quando i Mesas, spronati dai riff dei Kyuss, decisero di reinterpretare il verbo stoner in chiave nostrana.
Nacque così infatti “Spaghetti Stoner” (2000, autoprodotto), prodotto da Giorgio Ciccarelli e accolto da ottime recensioni sulla stampa di settore. Passano tre anni e la band, che decide di definirsi “sexypoststonerocknroll” (un bel modo per zittire anzitempo i critici assetati di definizioni di generi e sottogeneri), ci riprova con “Il Turpe” (2003, Sony/V2), un ep di quattro pezzi che li porta a suonare prima di Morgan, Linea 77, One Dimensional Man e Marlene Kuntz.
È il 2004 e i tempi sono ormai maturi per cominciare a fare le cose in grande: all’organico si aggiunge Max, una voce capace di rendere praticamente illimitato l’impatto rock della band.
“Spasmi che sanno di me” (2005, Otorecords/Maninalto) è la loro prima creatura.
Un album di raro spessore, che rende lo stoner a base di cactus e motel bidimensionale come un cartellone pubblicitario: riff che non riesci a toglierti dalla testa, atmosfere ricercate e disturbate, chitarre dal sapore 70’s e, sullo sfondo, una Milano inquieta, in bilico tra Noia e Sdegno, nome per altro del loro primo singolo, brillante dimostrazione di uno stile già inconfondibile.
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